---
title: "Sanità pubblica: più soldi, stessi problemi · De Officio"
description: "Una riflessione dettagliata sulla sanità pubblica italiana. I numeri e l'analisi su investimenti, salari, liste d'attesa e disuguaglianze d'accesso."
---

[Attualità](https://deofficio.it/blog?category=attualita)

# Sanità pubblica: più soldi, stessi problemi

Il finanziamento del SSN tocca i 142,9 miliardi nel 2026\. Ma i dati OCSE e UE raccontano un'altra storia: quella di un sistema strutturalmente in ritardo, che nessun governo ha ancora avuto il coraggio di riformare davvero.

![De Officio](https://deofficio.it/de-officio-logo-light.webp)![](https://deofficio.it/de-officio-logo-dark.webp)··7 min di lettura

![Sanità pubblica: più soldi, stessi problemi](https://deofficio.it/_next/image?url=https%3A%2F%2Fcdn.sanity.io%2Fimages%2Fzkgyus0m%2Fproduction%2F060344c200e089b39868e1febcb1215898b9ecec-1672x941.png%3Fq%3D75%26auto%3Dformat&w=3840&q=75)

In questo articolo
1. [Finanziamenti pubblici in sanità](#finanziamenti-pubblici-in-sanita)
2. [Personale sanitario](#personale-sanitario)
3. [Liste d'attesa](#liste-dattesa)
4. [Una questione di responsabilità](#una-questione-di-responsabilita)

Ogni anno, con la legge di Bilancio, arrivano puntuali le dichiarazioni sull'impegno del governo per la sanità pubblica. Nel 2026, il **Ministero dell'Economia e delle Finanze** ha certificato un finanziamento destinato al **Servizio Sanitario Nazionale** pari a **142,9 miliardi** di euro. 

Un servizio così capillare e di primaria importanza per i cittadini non può essere ridotto ad una cifra. È necessario approfondire la struttura del sistema per rivelarne le falle. 

## Finanziamenti pubblici in sanità

Il confronto con la spesa sanitaria degli anni precedenti può essere ingannevole. Rispetto al 2022 — anno di insediamento dell'attuale governo — la spesa è cresciuta di circa **14 miliardi**; rispetto al 2014, di circa **31 miliardi**. Sembrerebbe un segnale di progresso. Ma ci sono almeno due ragioni per cui il valore assoluto non è un indicatore affidabile.

La prima è l'inflazione: l'aumento generalizzato dei prezzi svaluta il potere d'acquisto di ogni euro investito, gonfiando artificialmente i numeri nominali. La seconda riguarda il rapporto con il **PIL**: se la ricchezza prodotta dal Paese cresce, cresce anche la pressione fiscale e, con essa, la legittima aspettativa dei cittadini di ricevere servizi pubblici più efficienti. Guardare solo i miliardi senza considerare il contesto macroeconomico è, semplicemente, disonestà intellettuale.

> La soddisfazione di dichiarare investimenti ai massimi storici è una comunicazione fine a sé stessa, se non si leggono i dati comparati.

Nel 2024, la spesa sanitaria pubblica italiana è pari al **6,3% del PIL**, inferiore sia alla media **OCSE** (**7,1%**) sia alla media **Ue** (**6,9%**). Il progressivo aumento in termini assoluti non ha colmato un divario strutturale che persiste da anni.

![](https://deofficio.it/_next/image?url=https%3A%2F%2Fcdn.sanity.io%2Fimages%2Fzkgyus0m%2Fproduction%2F12b0572d17502f9250d17059f4a771816ecb62d8-1672x941.png%3Fq%3D75%26auto%3Dformat&w=1920&q=75)

A complicare il quadro, in Italia la sanità è materia di competenza concorrente tra Stato e Regioni. Lo Stato detta delle norme quadro entro cui le Regioni hanno facoltà di decisione nel dettaglio. Lo strumento utile da prendere in considerazione, in questo caso, sono i livelli essenziali di assistenza (LEA): una serie di indicazioni, prestazioni e servizi minimi che le Regioni devono assicurare ai cittadini residenti nel territorio di loro competenza. Le Regioni, per garantire i LEA, hanno a disposizione – oltre alle entrate fiscali dirette – i fondi previsti dal bilancio statale.

![Breve schema del modo in cui i fondi statali affluiscono nei bilanci regionali.](https://deofficio.it/_next/image?url=https%3A%2F%2Fcdn.sanity.io%2Fimages%2Fzkgyus0m%2Fproduction%2Fecb2168a0680310ab76b4d48b51e6aa52f0e774a-1672x941.png%3Fq%3D75%26auto%3Dformat&w=1920&q=75)

Breve schema del modo in cui i fondi statali affluiscono nei bilanci regionali.

Il problema strutturale emerge quando le Regioni faticano a garantire le prestazioni minime determinate dallo Stato, a causa, per esempio, di liste d'attesa infinite, posti letto limitati o personale insufficiente. Infatti, nonostante l'aumento complessivo della spesa pubblica destinata al SSN, sette Regioni sono attualmente impegnate in piani di rientro (Abruzzo, Calabria, Campania, Lazio, Molise, Puglia e Sicilia). I piani di rientro sono programmi operativi di riorganizzazione, riqualificazione e potenziamento del Servizio Sanitario Regionale: servono a sorvegliare e garantire l'osservanza dei LEA da parte delle Regioni in difficoltà. Questo è il riflesso, o la diretta conseguenza, di un finanziamento pubblico insufficiente e di un'amministrazione delle risorse inadeguata.

## Personale sanitario

Un sistema sanitario non è fatto solo di fondi: è fatto di persone. E su questo fronte, i dati sono ancora più impietosi.

Secondo il **Ministero della Salute**, i dipendenti del SSN nel 2022 erano circa **625 mila**: il **59%** infermieri, il **22%** medici e odontoiatri, il resto altre figure professionali. Un rapporto di circa **10 operatori ogni 1.000 abitanti**.

L'**8° Rapporto GIMBE** sul SSN offre una lettura più articolata. L'Italia è seconda tra i Paesi **OCSE** per numero di medici: un primato di cui si parla spesso con orgoglio. Ma il dato sugli infermieri racconta una storia diversa: la categoria si colloca sotto sia la media **OCSE** sia quella **UE**, e il rapporto infermieri/medici colloca il nostro Paese tra gli ultimi in Europa.

> Tanti medici e pochi infermieri: un primato che si trasforma in disfunzione.

Il medico non è gerarchicamente superiore all'infermiere: entrambi operano per competenze specifiche, non per subordinazione. Il gap numerico, però, genera conseguenze concrete. Se mancano gli infermieri, i medici finiscono per svolgere mansioni che non richiedono la loro specializzazione: è il _demansionamento_. E quando il personale infermieristico non basta a sostenere il flusso di lavoro generato dalle prescrizioni mediche, è l'intero sistema a paralizzarsi.

La rilevanza del problema è confermata da uno studio del **2014** firmato da **Linda H. Aiken** e pubblicato su _The Lancet_ («Nurse staffing and education and hospital mortality in nine European countries»): analizzando i dati di oltre **420.000 pazienti**, Aiken ha rilevato che ogni paziente aggiuntivo assegnato a un infermiere aumenta del **7%** la probabilità di morte entro 30 giorni dal ricovero. Combinando un miglior rapporto infermiere/paziente con una quota più alta di infermieri laureati, la mortalità si riduce di quasi il **30%**.

Il divario retributivo è l'altra faccia della stessa medaglia. Gli infermieri italiani guadagnano il **28% in meno** rispetto alla media europea e il **24% in meno** rispetto alla media **OCSE**. La retribuzione media annua, a parità di potere d'acquisto, è di **45.434 dollari**: in Belgio supera il doppio (**108.011 dollari**), in Germania è superiore di circa il **60%** (**73.086 dollari**).

I medici specialisti non se la passano meglio: guadagnano il **10% in meno** rispetto alla media **OCSE**. I colleghi tedeschi percepiscono quasi il doppio (**207 mila dollari**) rispetto agli italiani (**117 mila dollari**).

![](https://deofficio.it/_next/image?url=https%3A%2F%2Fcdn.sanity.io%2Fimages%2Fzkgyus0m%2Fproduction%2F57242e1623420178548702b3160ad59cf87840f5-1672x941.png%3Fq%3D75%26auto%3Dformat&w=1920&q=75)

È ragionevole, in questo contesto, che un neolaureato in medicina preferisca costruire la propria carriera altrove. La cosiddetta _fuga dei cervelli_ non è una fatalità: è il riflesso razionale di politiche salariali che non riconoscono il valore di un percorso di studi lungo e impegnativo. Pagare meno chi lavora nella sanità pubblica significa disinvestire nel sistema stesso, indipendentemente da quanti miliardi vengono annunciati in conferenza stampa.

## Liste d'attesa

Il sistema sanitario pubblico italiano registra tempi di attesa che, in molti casi, rendono le prestazioni di fatto inaccessibili. Secondo _Il Post_, circa il **10%** della popolazione rinuncia alle visite o si rivolge direttamente al privato. Un servizio pagato da tutti ma non ugualmente accessibile: la nostra Costituzione tutela «la salute come fondamentale diritto dell'individuo e interesse della collettività» e garantisce «cure gratuite agli indigenti». La realtà dei fatti racconta altro.

Un piccolo bagliore di speranza: la **Conferenza Stato-Regioni** ha raggiunto un'intesa su un nuovo Piano nazionale per le liste d'attesa. Tre le misure principali.

Il **quesito diagnostico**: un nuovo strumento che permette di specificare la ragione medica di ogni prescrizione, per valutare l'appropriatezza della prenotazione e filtrare gli esami non necessari. Le **agende unificate**: l'obiettivo è raccogliere tutti gli appuntamenti in un'unica piattaforma, i _centri unici di prenotazione_ (**CUP**), per una gestione più trasparente. Il **divieto di chiusura delle agende**: il piano rafforza il divieto già previsto per legge di annullare le richieste quando non ci sono posti disponibili — le strutture devono sempre garantire un appuntamento.

Lo scopo dichiarato è ridurre la discrezionalità. Un buon punto di partenza, ma non sufficiente.

## Una questione di responsabilità

Possiamo vantare alcune tra le migliori università al mondo, ottimi studenti e ottimi medici. Una risorsa che, sistematicamente, facciamo fatica a valorizzare. Ma non si tratta di risorse: è una questione di gestione. Contratti precari, strutture ospedaliere sottodimensionate, criteri di accesso alle facoltà di medicina che faticano a rispondere alla domanda reale di professionisti, questi sono gli elementi critici da valutare ma di cui nessuno parla.

Il governo Meloni non ha più colpe dei precedenti. La discriminante, però, è la durata e la stabilità di questa legislatura: quasi quattro anni senza crisi di governo, un'opportunità non scontata nella storia recente del nostro Paese. Eppure, tra riforme strutturali annunciate - giustizia, legge elettorale e autonomia - e priorità che si consumano altrove, la sanità continua a perdere pezzi.

> Il problema non è che la spesa sia ai massimi storici. Il problema è che non è abbastanza — e che spesso non viene gestita bene.

Il Covid ha riaperto il vaso di Pandora: ha reso evidenti le fragilità strutturali di un sistema che reggeva per inerzia. Tuttavia, non è bastato a innescare una riforma vera.

Finché le risorse reali per la sanità resteranno inferiori alla media dei Paesi comparabili, finché gli infermieri guadagneranno meno dei colleghi europei e le sette Regioni in piano di rientro non scenderanno a zero, il dibattito sui massimi storici resterà quello che è: una narrativa consolatoria che non cura nessuno.

Ai medici l’ardua sentenza.

Scritto da

![De Officio](https://deofficio.it/de-officio-logo-light.webp)![](https://deofficio.it/de-officio-logo-dark.webp)

Redazione

CondividiCopia link
