Nel campo del diritto esistono tre diverse modalità per regolare la materia della cittadinanza. Le più comuni tra queste sono: lo ius sanguinis, lo ius soli e lo ius scholae.
Lo ius sanguinis, applicato anche in Italia, stabilisce che hanno diritto a ottenere la cittadinanza coloro che sono nati da uno o entrambi i genitori con la cittadinanza dello stesso Paese. In latino, significa "diritto di sangue", indicando che lo status giuridico viene trasmesso all'interno della famiglia.
Lo ius soli, adottato negli Stati Uniti, concede la cittadinanza a chiunque nasca sul territorio di uno Stato. Il termine latino si traduce in "diritto del suolo".
Lo ius scholae, infine, è un metodo di acquisizione della cittadinanza basato su criteri socio-culturali. Generalmente, chi completa un ciclo di studi previsto dall'ordinamento scolastico del Paese in cui risiede può richiedere la cittadinanza.
La situazione in Italia
In Italia la cittadinanza è disciplinata dalla legge 91 del 1992 che prevede lo ius sanguinis. Come spiegato prima, questa legge esclude però, tutti quei cittadini nati su territorio italiano ma da genitori stranieri. Attualmente tutti i bambini nati e cresciuti in Italia, ma di origine straniera, hanno il diritto di chiedere la cittadinanza solamente entro e non prima un anno dal compimento del diciottesimo anno di età. Per chi è in Italia fin da piccolo, ma non ci è nato, vige il principio della naturalizzazione. Se il cittadino ha raggiunto dieci anni di residenza regolare ininterrotta, dimostra un certo livello di reddito, competenze linguistiche e di carattere sociale, oltre ad altri requisiti, può richiedere la cittadinanza.
Le riforme proposte
Nel 2013 si tentò di introdurre uno ius soli temperato, in base al quale almeno uno dei genitori doveva essere titolare del diritto di soggiorno permanente per concedere la cittadinanza al figlio nato sul territorio italiano. Tuttavia, la proposta si arenò alla Camera.
Nel 2015, la Camera approvò una proposta per introdurre lo ius culturae, che permetteva ai minori stranieri nati in Italia di richiedere la cittadinanza dopo aver frequentato regolarmente almeno cinque anni di uno o più cicli di studi presso istituti scolastici del Paese. Nel 2017, però, la proposta si bloccò in Senato.
Lo ius scholae, invece, venne presentato nel 2018 e rimase fermo fino al 2022, nella scorsa legislatura. Il testo prevedeva il riconoscimento della cittadinanza italiana per i giovani nati in Italia, figli di genitori stranieri, o arrivati prima del compimento dei 12 anni, che risiedano legalmente e abbiano frequentato regolarmente almeno 5 anni di studio nel nostro Paese, in uno o più cicli scolastici.
Lo ius scholae è stato recentemente riportato al centro del dibattito grazie alla volontà delle opposizioni di fare fronte comune per elaborare un testo che colmi il vuoto legislativo, ormai presente da troppo tempo.
La posizione dei partiti
In questo momento si è acceso un aspro confronto tra i partiti della maggioranza, in particolare tra Forza Italia e la Lega. Il leader di Forza Italia, Antonio Tajani, ha dichiarato la volontà del partito di sostenere una legge che garantisca agli stranieri residenti in Italia, che abbiano concluso un ciclo di studi, il diritto di richiedere la cittadinanza. Secondo Tajani, questa era anche la posizione del fondatore del partito, Silvio Berlusconi. Dall'altra parte, Matteo Salvini non si è sottratto alla polemica. Secondo il segretario della Lega, Forza Italia sta travisando le intenzioni di Berlusconi, attribuendogli un'opinione su cui, a detta di Salvini, non era d'accordo. La posizione di Forza Italia rende comunque difficile l'approvazione del testo in aula.
Nonostante le dichiarazioni di Tajani, manca ancora un'intesa sul testo. Le opposizioni, come ha dichiarato Matteo Renzi, vorrebbero l'approvazione del testo originale presentato nella scorsa legislatura. Tuttavia, il centrodestra preferirebbe emendarlo, richiedendo che venga completato l'intero ciclo di studi previsto dal sistema scolastico nazionale, compreso nella scuola dell'obbligo, per ottenere la cittadinanza. Non solo uno, come previsto dall'attuale testo.
I prossimi giorni saranno decisivi per determinare le sorti dello ius scholae.
Perché è fondamentale introdurre un sistema di assegnazione della cittadinanza diverso da quello vigente?
Molte persone ignorano che la cittadinanza, in quanto status giuridico, non solo attesta l'appartenenza di un individuo a un Paese, ma attribuisce e garantisce anche una serie di diritti sociali, economici e culturali. Tali diritti non possono essere concessi a coloro che non possiedono la cittadinanza, o comunque possono essere garantiti solo in modo limitato e in casi particolari.
Oltre all'incremento esponenziale del flusso migratorio, che vede l'Italia come principale Paese di sbarco, la questione si è focalizzata anche sull'alto tasso di partecipazione al sistema scolastico di stranieri o di cittadini nati in Italia ma privi della cittadinanza italiana. La mancanza di cittadinanza pesa sulla crescita culturale e scolastica degli studenti. Non avere accesso a determinati diritti non solo complica le procedure burocratiche legate alla scuola, ma limita anche la partecipazione, le attività e l'integrazione di questi studenti. Inoltre, ciò può aumentare il rischio di discriminazione etnica e razziale. Mostrare ai compagni di scuola che un ragazzo ha meno opportunità a causa della sua origine o della sua cultura alimenta quel senso di superiorità che, purtroppo, è presente in alcune persone, anche in Italia.
Il numero totale di alunni con cittadinanza non italiana registrato nell'anno scolastico 2021/2022 è di 914.8601, l'11% della popolazione scolastica. Gianluca Torelli, responsabile delle Politiche giovanili della Cgil, ha dichiarato che in alcune scuole delle aree metropolitane la percentuale di studentesse e studenti di origine straniera può raggiungere il 70%. Pertanto, in futuro, la multiculturalità sarà sempre più parte integrante dell'identità del Paese. Il modo migliore per proteggere qualcosa è renderla accessibile a tutti. Se si vuole preservare l'italianità, tanto cara al Generale Vannacci, è fondamentale riconoscere l'aumento significativo di cittadini di origine straniera nella nostra società e insegnare loro la nostra cultura, la nostra lingua e i nostri valori. La scuola è il veicolo più efficace per raggiungere questo obiettivo. Tuttavia, senza diritti o prerogative adeguate, diventa tutto più difficile.
Un obiettivo comune
Personalmente, considero cittadino italiano chi partecipa attivamente alla vita della società, ammira e rispetta le nostre tradizioni, difende i nostri valori e, allo stesso tempo, li condivide e li diffonde con entusiasmo. Chi sfrutta tutto questo in modo improprio per delegittimare popoli, religioni, tradizioni e culture diverse dalle nostre, non solo non lo considero un concittadino, ma lo ritengo anche un ignorante. Uno dei motivi per cui l'Impero Romano riuscì a espandersi su vastissimi territori e a evitare la dissoluzione, nonostante la sua estensione, fu proprio grazie a una strategia attenta di integrazione culturale dei popoli conquistati. Dare a chi non era romano la possibilità di guadagnarsi il titolo di cittadino di Roma e di accedere a cariche riservate ai cittadini romani fu una mossa così innovativa da sembrare persino troppo progressista per chi, come noi, vive duemila anni dopo.
Non si può negare che gli episodi di violenza e vilipendio alla cultura e al Paese italiano perpetrati da stranieri residenti in Italia siano aumentati. Allo stesso modo, non si può ignorare la frustrazione di un cittadino onesto che ha permesso loro di vivere e lavorare sullo stesso territorio, che ha offerto loro un posto dove stare perché crede nello spirito di fratellanza e umanità che accomuna tutti gli esseri umani, che accetta che lo Stato utilizzi parte di ciò che guadagna per aiutarli, salvarli e integrarli nel sistema sociale italiano e che, tuttavia, vede con rammarico come tanta fiducia e progresso vengano infranti dai comportamenti sbagliati di alcune di queste persone.
Il messaggio che voglio trasmettere a tutti i cittadini delusi e sfiduciati da questi eventi è il seguente: esiste un modo diverso da quello adottato da molti leader politici per affrontare la questione? La frustrazione e la delusione non devono essere canalizzate in discorsi d'odio, razzismo, ordini di espulsione o chiusura delle frontiere. La battaglia che stiamo combattendo è la stessa, ma è necessario utilizzare gli strumenti appropriati. Il mezzo più efficace, che riduce al minimo le perdite e massimizza i guadagni, è la cultura. Lo ius scholae rappresenta il progetto più conservatore e progressista che potesse essere proposto. Attraverso la scuola e l'educazione del sistema italiano vengono trasmessi i valori, la cultura, la lingua e la religione del nostro Paese. E attraverso questi viene conferito il titolo che garantisce il pieno e reale status di cittadino italiano: la cittadinanza.
- Dati resi disponibili dell'Ufficio Statistica del Ministero dell'Istruzione e del Merito ↩





