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Un appello alle coscienze

Dal risveglio delle coscienze di Heidegger alla tragedia di Gaza: una riflessione sull'indifferenza, gli interessi economici e la responsabilità del cittadino.

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Un appello alle coscienze

Martin Heidegger ha associato il concetto di risveglio delle coscienze a un ritorno della consapevolezza dell'essere. "Risvegliare" significa riportare alla luce ciò che era rimasto nell'oblio, riappropriarsi di una dimensione più autentica della nostra esistenza. Ogni uomo e ogni donna possiede una straordinaria capacità intellettuale che lo distingue da qualsiasi altro essere vivente. Tuttavia, questa facoltà resta spesso assopita, soffocata dalla routine quotidiana che riduce i nostri pensieri a un automatismo anestetizzante.

La routine di un uomo medio annichilisce i problemi più distanti dalla nostra quotidianità. Ci svegliamo e organizziamo la nostra giornata, senza nessun riguardo a quello che ci accade intorno. Perché ciò che non puoi battere è meglio non affrontare. Lavoriamo per garantire un reddito, studiamo per assicurarci un futuro, usciamo per alleviare ansie e stress: tutto sembra ruotare intorno al vantaggio individuale.

Così, senza accorgercene, diventiamo individualisti ed egoisti, convinti di esercitare il libero arbitrio mentre, in realtà, ci adattiamo a modelli imposti. Rinunciamo a diritti fondamentali perché la società li scoraggia o li ridicolizza; seguiamo il pensiero dominante per paura di esclusione. La discriminazione e l'isolamento diventano strumenti sottili ma efficaci per zittire la coscienza. Ma come biasimarci. Siamo stati abituati e cresciuti in questo modo. È a causa di questo che i principi, tutto quello in cui crediamo naufraga negli abissi della nostra mente. E facciamo finta di niente perché così ci conviene fare. L'essere umano teme la solitudine più di quanto esso sia disposto ad ammettere, e pur di non affrontarla tradisce tutto ciò in cui crede, in cui in passato avrebbe lottato o ha lottato.

La virtù, comunemente meno acclamata, che un uomo possa possedere è l'ostinazione: chi nasce con i suoi valori e muore per i suoi valori, è un uomo che non rinuncia alla sua autenticità. Nelson Mandela suggeriva: "Possano le tue scelte riflettere le tue speranze, non le tue paure".

Risvegliare la coscienza, significa far riemergere ciò che di noi si è alienato a favore della convenienza o della tranquillità; affrontare le paure di batterci per qualcosa che non sappiamo gestire; riappropriarci del libero arbitrio.

Gaza: un esempio che interroga tutti noi

A Gaza, dal 7 ottobre 2023, secondo quanto riporta Oxfam Italia, sono morte oltre 40 mila persone di cui 13 mila sono bambini. È come riempire quasi interamente lo stadio Olimpico di Roma di famiglie e bambini che non esistono più. Persone comuni, che vivevano come noi- studiavano, lavoravano, giocavano- e che sono state annientate da bombe israeliane. Famiglie private del loro futuro, delle loro speranze e dei loro sogni per la mera colpa di vivere in un territorio ostile. Indifese perché diverse. E mentre tutto ciò continua ad avvenire- anche nell'istante in cui scrivo- noi ci preoccupiamo perché producono le bottiglie di plastica con il tappo attaccato. Studiamo l'olocausto, celebriamo la Giornata della Memoria e organizziamo visite ai luoghi che hanno segnato eventi toccanti della storia, ma con quale scopo? Se poi torniamo nelle nostre case e non abbiamo nemmeno la capacità di osservare che quello che abbiamo imparato e in cui crediamo- la giustizia, la pace, il rispetto dei diritti umani e l'uguaglianza- lo stanno calpestando proprio sotto i nostri occhi.

Siamo in uno stato di acquiescente indifferenza, perché crediamo in una cosa solo quando la battaglia ci coinvolge.

Condanniamo a parole, ma restiamo immobili, giustificando la nostra inazione con differenze culturali, religiose o politiche. E allora, se il nostro giudizio si macchia di questi criteri, non siamo tanto diversi da chi in passato ha perseguitato la comunità ebraica per gli stessi motivi. L'unica differenza è il dolo. Non ci sentiamo carnefici perché non siamo noi ad esercitare quei crimini, sebbene non facciamo niente per evitarli.

Stiamo vivendo un'epoca di transizione politica, ci stiamo facendo trascinare dal populismo, dagli slogan semplicistici perché abbiamo paura e difficoltà ad elaborare un pensiero che ci appartenga realmente.

L'informazione diretta, costruita sui sondaggi e sull'immediatezza, favorisce i leader politici ma non i cittadini… In una democrazia la politica la fa il cittadino non il politico.

Se non risvegliamo le coscienze, se non ci rimpadroniamo della nostra capacità di critica e della nostra libertà di espressione, le conseguenze saranno più gravi di quanto ci aspettiamo.

Geopolitica e interessi economici

Secondo quanto riporta fanpage.it, il Washington Post ha pubblicato un documento di 38 pagine che mostra i piani dell'Amministrazione Trump per la ricostruzione di Gaza. Il documento si intitola Great Trust e prevederebbe di costruire una città futuristica altamente tecnologica, alimentata con l'intelligenza artificiale che finirebbe sotto il controllo statunitense per 10 anni. E per gli abitanti di Gaza- o almeno quelli che rimarranno in vita- Trump ha disposto l'ordine, secondo il documento, di trasferirli temporaneamente in altri Paesi nella Striscia, fino alla fine dei lavori. Il documento rivela così il lato più crudo della politica internazionale: distruzione, ghetti e violazioni dei diritti umani in nome di interessi economici e strategici. Civili massacrati, territori distrutti e il governo americano redige un piano di ricostruzione del territorio arabo.

Se non ci battiamo per i valori e principi in cui crediamo, anche quando questi vengono sottratti a persone o popoli diversi da noi, chi si batterà quando le vittime saremo noi?

Segnali di speranza

La Global Sumud Flotilla, un'iniziativa umanitaria e non violenta è salpata per Gaza da Barcellona il 31 agosto. Essa raggruppa associazioni umanitarie, volontari e organizzazioni non-governative con lo scopo di portare aiuti a Gaza, a seguito del blocco imposto da Israele all'accesso via mare. A questa incredibile mobilitazione politica e umanitaria hanno deciso di aderire circa 44 Paesi tra cui anche il porto di Genova in Italia. Le flotte, secondo le dichiarazioni degli organizzatori, trasportano tra le 40 e le 60 mila tonnellate di beni alimentari di prima necessità. Ma, oltre a prestare aiuto a un popolo ridotto a fame e macerie, l'obiettivo di questa grande manifestazione internazionale è mandare un messaggio chiaro ai governi mondiali: interrompere immediatamente gli aiuti militari e commerciali a Israele e fermare il "genocidio".

La Global Sumud Flotilla ha dimostrato cosa voglia dire combattere lo status quo, non arrendersi alle scelte degli altri e alzare la voce per una battaglia che possa ripristinare i valori in cui tutti noi crediamo. Essa- simbolo di ostinazione- ha finalmente risvegliato le coscienze di coloro che non si genuflettono alle decisioni convenienti e opportuniste.

La libertà di un cittadino finisce dove inizia la sua indifferenza e non c'è giustizia se non c'è libertà.

Scritto da

De Officio

Redazione

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