Rileggere in chiave moderna il discorso di Charlie Chaplin ne Il Grande Dittatore è qualcosa a cui non siamo ancora pronti.
Charlie Chaplin, uno dei più grandi innovatori della storia del cinema mondiale, modello di libertà e tenacia professionale, ha capitalizzato il suo patrimonio artistico con la pellicola del 1940, Il Grande Dittatore.
Il padre morì quando lui era ancora bambino; tuttavia, questo gli permise di apprendere dalla madre la recitazione, il canto e lo spettacolo.
Fervente simpatizzante delle posizioni progressiste, ebbe problemi con la Commissione per le attività antiamericane, che nel 1947 lo convocò a testimoniare. Non tornerà più negli Stati Uniti dopo il 1952, quando gli venne revocato il permesso di rientro, ufficialmente per motivi morali, di fatto per le sue posizioni politiche.
Il Grande Dittatore
Nel 1940 scrive, dirige, produce e interpreta Il Grande Dittatore. Rappresenta sul grande schermo, con un'eleganza surreale e un ampio uso dello strumento satirico, le caricature di personaggi come Hitler, Goebbels e Mussolini. Un'interpretazione che smaschera i soprusi e le violenze di regimi totalitari e personaggi guidati da avidità e potere.
Il climax narrativo si manifesta nel discorso finale: un discorso di redenzione, di denuncia sociale, di critica all'immobilismo e alla viltà di certi uomini e donne che ci separano dal progresso, dalla pace.
Il percorso dei Paesi occidentali, fatto dalla Seconda guerra mondiale a oggi, rappresenta il più alto grado di evoluzione democratica compiuto dall'umanità — almeno nei fatti. Eppure, le parole di Chaplin risultano più attuali e risonanti che mai.
Rimedi estremi e discorsi d'odio
Oggi parliamo di remigrazione, alimentiamo e fomentiamo discorsi d'odio. Riteniamo la via dei rimedi estremi più facile e unanimemente raggiungibile rispetto a una soluzione più ragionevole e umana.
«Tutti noi esseri umani dovremmo unirci, aiutarci sempre, dovremmo godere della felicità del prossimo. Non odiarci e disprezzarci l'un l'altro. In questo mondo c'è posto per tutti.»
Certo, gli ideali non sono incontrovertibili: devono fare i conti con il contesto e lo stato delle cose, ma sono utili a ricordarci che le nostre azioni sono guidate da un principio, non esclusivamente da un fine, qualunque esso sia.
Blocchiamo il progresso con ogni arma a nostra disposizione: rifiutiamo di abbracciare nuove forme di energia come il nucleare. Vietiamo l'uso del cellulare nelle scuole. Impediamo l'insegnamento di una gestione consapevole dell'intelligenza artificiale, che sarà il futuro delle nostre vite. O, ancora, reputiamo sbagliato educare fin dall'adolescenza a controllare e accettare le nostre emozioni. Tutto in nome della tradizione e di un ingannevole istinto di conservazione.
«…la natura stessa di queste invenzioni reclama la bontà dell'uomo, reclama la fratellanza universale… l'avidità che ci comanda è soltanto un male passeggero, come la pochezza di uomini che temono le meraviglie del progresso umano.»
L'indifferenza che ci condanna
Accogliamo, riconosciamo come legittime e passiamo indifferenti davanti a interventi militari, conflitti, guerre e genocidi perché uomini di potere, spinti da deliri di onnipotenza, narcotizzano la nostra capacità di giudizio e inquinano la nostra realtà. Assistiamo a bombardamenti ordinati sulla base di sbalzi d'umore di personaggi che all'umanità non hanno più niente da dare. Il nostro futuro economico e sociale è deciso dai dettami di interessi egoistici di un ceto sociale o di un altro. La subalternità politica conduce inevitabilmente allo scontro che genera astio e ostilità.
«Non cedete a dei bruti, uomini che vi comandano e che vi disprezzano, che vi limitano, uomini che vi dicono cosa dire, cosa fare, cosa pensare e come vivere! Che vi irregimentano, vi condizionano, vi trattano come bestie! Voi vi consegnate a questa gente senza un'anima! Uomini macchine con macchine al posto del cervello e del cuore.»
Quando si lascia troppo spazio a individui che ci promettono di cambiare lo stato delle cose, stiamo perdendo la nostra capacità di agire: deleghiamo un dovere civico a gruppi e persone che ci illudono garantendoci cose irrealizzabili e fanno leva sulla nostra ingenuità.
«I dittatori sono liberi perché rendono schiavo il popolo.»
Libertà e democrazia
La sagacia, la nobiltà d'animo, l'umanità e, soprattutto, la libertà: questi sono i valori che tutti noi dovremmo seguire. Non deve essere la qualità carismatica del leader a decidere il nostro futuro. Non siamo noi a doverci genuflettere ai loro interessi. Il destino è nelle nostre mani e in quelle di nessun altro. Questo significa democrazia. Questo significa libertà.
La gloria, il successo e il potere sono le virtù degli egoisti, mentre il diritto di resistere e l'autorealizzazione sono doveri inderogabili del popolo. Le ideologie estremiste vogliono soffocare questi doveri perché li temono. I fascismi, i nazionalismi, i comunismi e le teocrazie obbligano a operare una scelta in nome di una falsa promessa, in nome della salvezza e della sicurezza.
I diritti negati

I soprusi e le discriminazioni subite dagli afroamericani durante la segregazione razziale, per mano delle forze dell'ordine e di un sistema giudiziario iniquo, oggi si ripropongono sotto forme diverse, per mezzo dell'ICE, contro i migranti irregolari negli Stati Uniti.
«Milioni di uomini, donne, bambini disperati, vittime di un sistema che impone agli uomini di segregare, umiliare e torturare gente innocente.»
Oltre 73 mila persone hanno perso la vita nel conflitto tra Israele e Hamas a Gaza, sotto gli occhi inermi dei cittadini degli altri Paesi. La stessa indifferenza che ha permesso a regimi totalitari di sterminare oltre 6 milioni di ebrei tra il 1941 e il 1945.
È per questo che forse dovremmo studiare la storia, preservare i principi che si sono opposti a queste brutalità e ascoltare Chaplin quando dice:
«L'odio degli uomini scompare insieme ai dittatori. Il potere che hanno tolto al popolo, al popolo tornerà. E qualsiasi mezzo usino, la libertà non può essere soppressa. Combattiamo per eliminare l'avidità e l'odio. Un mondo ragionevole in cui la scienza e il progresso diano a tutti gli uomini il benessere. Soldati! Nel nome della democrazia, siate tutti uniti!»





